Tanta bellezza in un deserto

So much beauty in a desert
19/06/2017 - 10:30

Il vergine, il vivace e il bell'oggi ci squarcerà con un colpo d'ala ebbro (…)

Stéphane Mallarmé, "Il vergine, il vivace e il bell’oggi " (1887)

Come tutte le mattine, stropicciato dalla notte eppur sedotto dalla luce, scorro la lista di mail in arrivo sulla posta di redazione: comunicati stampa, newsletters, comunicazioni di servizio. Stavolta c’è qualcosa di diverso. Lo percepisco a priori, per pura intuizione. Qualcosa sta per succedere nella mia vita.
Il testo recita: “Buongiorno a lei, sono un pittore scultore di 73 anni. Vivo da quindici anni a Monterchi, paese di Piero. Sono stato colpito dal suo ultimo editoriale nell’ultimo numero di Valley Life. Se avesse il desiderio di venire a trovarmi la riceverei con molto piacere nel mio laboratorio”.
Non ci penso due volte. Gli rispondo ed il giorno dopo sono già da lui nelle campagne silenti e sospese di Monterchi. E’ una bella giornata di sole. La luce è accecante. I muretti a secco arroventati ed impolverati sono la porta di accesso ad un altro mondo: la natura cala il suo velo e risuona l’inesprimibile.
Sull’uscio un pannello con una citazione di Mallarmé: “Le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui va-t-il nous déchirer avec un coup d'aile ivre”. Questa poetica assoluta, senza tempo, è una franca esortazione ad evadere dalle miserie e dalle bassezze della vita quotidiana. Ho sempre amato il “Sonetto del cigno”, questa visione irreparabile ed inutile di una creatura che, come il poeta, ha perso ogni speranza per il presente e dove il tentativo di spiccare il volo nell’impeto della propria purezza è destinato al fallimento, al disprezzo di sé.
In questo momento, con questi pensieri, stringo la mano a Michelangelo Modica.
Non facciamo altro che parlare. Sorpresi di poterci comprendere: “Voi siete le uniche persone che ho incontrato in tanti anni vissuti da queste parti. Le ultime? Una coppia di carabinieri che si fermarono incuriositi dalle mie opere e che, congedandosi mi dissero: ‒ Adesso dobbiamo ritornare nel tempo ‒”.
Insieme celebriamo gli ultimi sussulti del mondo interiore, macabro feticcio in marcia verso il nulla della modernità. L’arte stessa si è perduta, meschina, nella volgare imitazione o peggio nella iperbole fasulla di un esercito di presunti artisti. Tutto infine è materialismo: effetto, interesse o piacere. La natura è il teatro del demonio. Non ci rimane che tanta bellezza in un deserto.

Ascolto consigliato. “Indian Summer”, The Doors

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

virgin, vivacious,
beautifully present day
– will it rend for us
with a beat of drunken wings
(...)

Stéphane Mallarmé, Le vierge, le vivace et le bel aujoud'hui

(1887)

 

Like every morning, crumpled from the night yet still seduced by light, I scroll through the editorial emails that have arrived: press releases, newsletters, service announcements. This is something different this time. I perceive this straight away, by pure intuition. Something’s going to happen in my life.

The text reads: “Good Morning, I am a 73 year old painter and sculptor. I have lived fifteen years in Monterchi, Piero’s town. I was much impressed by the editorial in the last issue of Valley Life. If the editor had the desire to come and visit me I would receive him with much pleasure in my studio.”

I do not think twice. I reply and the next day I am with him in the silent and suspended Monterchi countryside. It’s a beautiful sunny day. The light is blinding. The stone walls are red-hot and dry as dust, the gateway to another world: nature drops her veil and resonates with the ineffable.

At the door a panel with a quotation from Mallarme: Le vierge, le vivace et le bel aujoud'hui
Va-t-il nous déchirer avec un coup d'aile ivre

This is absolute and timeless poesy, a frank exhortation to escape the misery and meanness of everyday life. I’ve always loved Mallarmes Le Cygne [The Swan] the irreparable and impossible vision of a creature that, like the poet, has lost all hope for the present and whose attempt to take off in the impetus of its own purity is doomed to failure and self-loathing.

At this moment, with these thoughts in mind, I shake the hand of Michelangelo Modica.

We do nothing but talk. Surprised to be able to understand each other: “You are the only people I've encountered in many years of living here. The last ONES? A pair of policemen who stopped intrigued by my work and who on leaving said: - Now we must go back to time – ”.

Together we celebrate the last gasps of the inner world, A macabre fetish marching to modernity’s great nowhere. ART itself has been lost, become a petty, vulgar imitation or worse THE faked hyperbole of an army of alleged artists. Everything in the end is materialism; effect, interest or pleasure. nature is the devil’s theatre. There is nothing left but all this beauty in a desert.

 

Recommended listening. Indian Summer, The Doors