Sul legame con i luoghi di origine

On the link with places of origin
25/07/2018 - 09:30

“Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare”.

(George Gordon Byron)

Come tutti ormai sanno, l’alto corso del fiume Tevere è celebre per aver portato in grembo e talvolta ‘cresciuto’ grandi personaggi della storia dell’arte; Michelangelo da Caprese lungo i contrafforti dell’Appennino toscano, poi Piero della Francesca dalle dolci colline di Monterchi e Sansepolcro, Raffaello e Signorelli espressione del Rinascimento a Città di Castello ed il Maestro Alberto Burri, grande interprete del Novecento – solo per citare le maggiori e più note.
Ci deve essere, come è certo che ci sia, un rapporto stretto tra la bellezza del paesaggio e la capacità formale di esprimere questa stessa bellezza. Un’equazione che potremmo definire biologica, in senso antropologico. Se pensiamo all’arte come rappresentazione di questa fausta serenità, alla sua matrice classica piuttosto che romantica, alla sua condizione di equilibrio ideale tal quale una istantanea di una condizione felice – piuttosto che al tormento che si origina dalle mutevolezze dell’animo – allora possiamo intuire come la natura dei luoghi possa aver inciso profondamente nell’intelletto di questo patriziato artistico.
Non sarà sfuggita infatti la cogente relazione tra le figure sacre e profane dei dipinti di Piero della Francesca, Raffaello Sanzio e Luca Signorelli con le forme ‘riconoscibili’ della campagna umbra e toscana laddove queste vedute rinascimentali assurgono a parte essenziale e normativa delle opere stesse. Spirito e materia, condizione dello spirito e geografia dei luoghi, rappresentano un unicum assoluto ed inscindibile e ci parlano dell’armonia di pensiero e natura, della posizione nel mondo di queste menti eccelse. Costoro, prima di tutto sembrano dirci: “Noi siamo qui!”, rivestendo con precise coordinate estetiche le loro opere, manifestazioni hic et nunc della loro essenza.

 

Ascolto Consigliato: “Concerto per Violino e Orchestra n.1”, Niccolò Paganini

 

“There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep Sea, and music in its roar:
I love not Man the less, but Nature more,
From these our interviews, in which I steal
From all I may be, or have been before,
To mingle with the Universe, and feel
What I can ne’er express, yet cannot all conceal.”

George Gordon Byron, Childe Harold’s Pilgrimage

As everyone already knows, the upper reaches of the Tiber are famous for having brought into being and sometimes nurtured some of the greatest personalities in the history of art; Michelangelo from Caprese in the foothills of the Tuscan Apennine, then Piero della Francesca from the rolling hills of Monterchi and Sansepolcro, Raphael and Signorelli the very expression of the Renaissance from Città di Castello and Maestro Alberto Burri, that great artistic interpreter of the twentieth century – just to mention the greatest and most famous.
There must be, it’s certain, a close relationship between the beauty of the landscape and the formal ability to express this same beauty. An equation that we could define as biological, in an anthropological sense. If we think of art as a representation of a fortunate serenity, in its classical rather than romantic matrix, its condition of ideal equilibrium as a snapshot of a happy condition – rather than the torment that originates from the mutability of the soul – then we can guess how the nature of the places may have deeply affected the intellect of this artistic aristocracy.
It’s indeed noticeable the cogent relationship between the sacred and profane figures of  paintings by Piero della Francesca, Raffaello Sanzio and Luca Signorelli with the recognizable forms of the Umbrian and Tuscan countryside where these Renaissance views have become an essential and normative part of the works themselves. Spirit and matter, the conditions of the spirit and the topos of place, are unique and absolutely inseparable and speak of the harmony of thought and nature in the location in the world of these great minds. First of all, they seem to say: “We are here!”, Clothing their works and doings with precise aesthetic coordinates as the hic et nunc of their essence.

 

Recommended Listening: Concerto for Violin and Orchestra n.1, Niccolò Paganini