PER CHI DETESTA IL CARNEVALE

For those who hate the Carnival
19/03/2019 - 19:30

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”

Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila” (1925)

Quando uscì nel 1925, questo romanzo fu talmente moderno e rivoluzionario da segnare una pietra miliare del nuovo modo di concepire le indagini sull’animo umano e l’intera vicenda esistenzialista. Depurando il romanzo novecentesco da quelle scorie puramente descrittive e dalle certezze unilaterali del pensiero positivista, l’uomo si scoprì razionale ed assieme irrazionale, dotato di logica ed impulsi, coscienza ed inconscio, anche grazie alle recenti scoperte del medico viennese Sigmund Freud.

Nei suoi Studi sull’Isteria del 1895, il fondatore della psicoanalisi già teorizzava, e per la prima volta, un uomo – non in completo controllo di sé – i cui pensieri possano essere reconditi e celati alla sensibilità personale e le cui azioni, talvolta, siano guidate da una ‘teoria oscura’ piuttosto che dalla razionalità e quindi dalla volontà individuale.

Il termine inconscio (Unterbewusstsein in tedesco) giunge dunque a dare un nome a tutte le attività mentali non riconducibili alla coscienza razionale di un individuo: pulsioni, istinti, pensieri, emozioni, rappresentazioni e condotte comportamentali di cui il soggetto non è consapevole.

Tutto il senso della natura umana e dell’etica si fa “relativo”, si aggancia alle caratteristiche, spesso ignote, dell’animo individuale, o per meglio dire dell’inconscio individuale – che nessuno, nemmeno il soggetto stesso, è in grado di interpretare. Un vero e proprio terremoto che mina alle fondamenta la matrice apollinea della civiltà occidentale, con la sua mitologia platonica fatta di archetipi assoluti.

Si infittiscono le nebbie dei rapporti umani che perdono certezza referenziale e linearità. Il teatro irrompe nella vita che diventa una danza carnevalesca. Dove pare che il successo prevalente sia la soddisfazione delle pulsioni e che si sia perso ogni segno della superiorità del logos e del ragionamento. Non sventola più la bandiera dell’Idea, dell’invisibile assoluto che si disarticola dal corpo e poi vi si incarna, una volta illuminata la via.

Tale irruzione dell’irrazionale nel quotidiano porta lo stesso Pirandello, nella novella “La Carriola” (1917), ad affermare che “chi vive, quando vive, non si vede: vive. Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la sta vivendo più: la subisce, la trascina”. Le accecanti pulsioni sono già i pistoni ringhianti del motore della modernità.

L’uomo della tradizione, non meno evoluto, certamente consapevole del residuo irrazionale dell’animo umano, intese indirizzare l’inevitabile, l’incontrollato, ad una dimensione tragica, sia collettiva che personale. Non avrebbe mai perso il suo onore a Carnevale – un gioco che si deve condurre e mai subire.

“You will learn at your own expense that in the long journey of life you will encounter many masks and few faces.”

Luigi Pirandello, “ One, none and one hundred thousand “ (1925)

When it came out in 1925, this novel was so modern and revolutionary that it marked a milestone and a new way of conceiving the examination of the human soul and the whole existentialist story. Purifying the twentieth century novel from mere description and the unilateral certainty of positivist thought, humanity discovers itself to be both rational and irrational, with logic and impulse, the conscious and the unconscious, thanks to recent discoveries of the Viennese doctor Sigmund Freud.

In his Studies on hysteria of 1895, the founder of psychoanalysis had already thorized, for the first time, a humanity not in control of itself whose thoughts may or may not be hidden and concealed from personal awareness and whose actions, sometimes, are guided by an ‘obscure theory’ rather than by rationality and the individual will.

The term unconscious (Unterbewusstsein in German) came to name all those mental activities not related to the rational consciousness of an individual: impulses, instincts, thoughts, emotions, representations and behavioural acts of which the subject is not aware.

The whole sense of human nature and ethics becomes ‘relative’ and linked to the often unknown characteristics of the individual soul, or rather of the individual unconscious – which no one, not even the subject himself, is able to interpret. A real earthquake that undermines the Apollonian matrix of Western civilization, with its Platonic mythology composed of absolute archetypes.

The fogs of human relationships thicken, losing referential certainty and linearity. Theatre erupts into life that then becomes a carnival dance. Where it seems that the prevailing mode is the satisfaction of drives and any sign of the superiority of the logos and reason is lost. The banner of the Idea waves no more, of the invisible absolute that dismantles the body and then incarnates, once the way is illuminated.

This irruption of the irrational into everyday life brings Pirandello himself, in the novel La Carriola (1917), to affirm that 'when he lives, cannot see himself: he lives. If one can see one’s life, it is a sign that one is no longer living it: one suffers it, one drags it along.’ The blinding drives are already the snarling pistons of the engine of modernity.

The man of tradition, no less evolved, certainly aware of the irrational residue of the human soul, tried to direct the inevitable, the uncontrolled, to a tragic dimension, both collective and personal. He would never lose his honour at the Carnival – in a game that must be played and never endured.