Avere radici in cielo

To have roots in the sky
14/12/2016 - 16:15

Avere radici in cielo

So che un frassino s'erge
Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d'acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.
Sempre s'erge verde
su Urðarbrunnr

Edda poetica,  Völuspá, “Profezia della Veggente

Come l’albero della vita avere un centro, e radici in cielo. E’ il migliore augurio che possiamo farvi, è la migliore condizione che possiate desiderare.
Avere un centro - ovvero essere in armonia con la sfera materiale e spirituale che sono forma e sostanza dell’Io e del Tutto. Avere radici in cielo – ovvero agire, costruire e distendersi verso le cose ultime ed eterne.  
Questi aspetti essenziali della condotta umana, legati al mito dei primordi, sono all’origine del desiderio universale di cogliere la verità stessa del mondo.
Ed è proprio attraverso il linguaggio simbolico che l’uomo esprime la sua conoscenza imperfetta. Adottando un atteggiamento di matrice religiosa, volendo con questo stendere un ponte tra l’umano e il divino, tra limite e infinità.
L’immagine evocativa dell’Albero del Mondo (axis mundi od asse cosmico) è antichissima. Platone stesso parla dell’uomo come di una ‘pianta celeste’, ovvero un albero rovesciato, le cui radici protendono verso il cielo ed i rami verso la terra. E’ intuitivo capire, come spiega Renè Guenon che ‘se ciò accade è anzitutto perché la radice rappresenta il Principio, mentre i rami rappresentano lo spiegamento della manifestazione’, la vita stessa in questa terra.
Nella Divina Commedia, nei canti XXII e XXV del Purgatorio, Dante Alighieri descrive due alberi rovesciati presso la sommità della montagna che giace proprio sotto il piano del Paradiso Terrestre. Le anime del Purgatorio, bramose di nutrirsi e dissetarsi presso l’Albero della Vita, non possono salirvi poiché non possiedono la necessaria purezza. La materia è un limite se appesantita dal peccato.
Come si vede, l’origine della nostra forza è in cielo.

Ascolto consigliato: “Fake Plastic Trees, Radiohead

 

To have roots in the sky

Ash I know standing,
named Yggdrasill,
a lofty tree, laved
with limpid water:
thence comes dew
that in dales fell;
stands always over
the green Urd’s well.

Poetic Edda , Völuspá, Prophecy of the Seeress

To have a centre, and roots in the sky like the tree of life. It’s the best we could wish for you, it’s the best thing you could possibly want for yourself.
To have a centre – or be in harmony with the material and spiritual spheres that are the form and substance of the ego and of totality. To have roots in the sky – that is to act, build and stretch toward ultimate and eternal things.
These essential aspects of human conduct, linked to the myth of origins, constitute the universal desire to grasp the very truth of the world.
And it is through symbolic language that man expresses his imperfect knowledge. Adopting a religiously derived attitude, wanting with this to draw a bridge between the human and the divine, between boundedness and infinity.
The evocative image of the World Tree (Axis mundi or cosmic axis) is very old. Plato himself speaks of man as a “heavenly plant”, that is an inverted tree, whose roots stretch to the sky and whose branches stretch to the ground. It’s an intuitive understanding, as René Guenon explains. If it occurs it is primarily because the root is the Principle, while the branches represent the unfolding of events, the very life of this earth.
In the Divine Comedy, in songs XXII and XXV of Purgatory, Dante describes two overturned trees at the top of the mountain that lies just below the level of Eden. The souls in Purgatory, eager to feed and quench their thirst at the Tree of Life, cannot climb it because they lack the necessary purity. Matter is a limit if weighed down by sin.
As we see, the source of our strength is in heaven.

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