Annotazioni delle vette

Notes on the heights
09/07/2019 - 18:45

Io vidi in questi occhi mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre anime senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa. Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro orgoglio passavano ogni giorno, io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle città illustri non mi avevano mai dato”.

Gabriele D’Annunzio, Le Vergini delle Rocce (1895)

 

Così Gabriele D’Annunzio abbandonava, spinto dal superomosimo cavalcante degli autori tedeschi, ed in particolare dalle parole alate del grande Friedrich Nietzsche, la figura di un esteta votato solo ed esclusivamente alla ricerca del bello fine a sé stesso. Si faceva strada una magnificenza assoluta e senza tempo, eroica, violenta, epica e sdegnosa, il gesto totale e totalizzante. Irrompeva la visione di un mondo a sé in grado di superare, e con un solo poderoso balzo, l’uniformità livellatrice del pensiero egualitario delle moderne democrazie ed il risentimento esistenziale di una borghesia materialista in ascesa. Individualismo e sentimento della propria qualità individuale: unici antidoti, insieme alla fisica ed alla metafisica dell’amore, in grado di cavalcare la tigre della modernità. 

Queste le mie considerazioni quando, col cuore in gola ed il sapore di sangue in bocca, son giunto alla Chiesetta di Santa Barbara, dopo tre chilometri di ertissima e disperata ascesa sulla proda occidentale che sovrasta l’aristocratica Riva del Garda. Dedicata infatti alla patrona dei minatori, questa cappella fu edificata durante i lavori della realizzazione della centrale idroelettrica e delle condotte per l'acqua (1925 circa) - che dal Lago di Ledro fu forzata a strapiombo verso il Lago di Garda. 

Indovinate chi dette quel primo augurale, mistico colpo d’ascia, a liberare le acque impetuose nel cammino vorticoso e forsennato a valle? Chi fece brillare la mina che abbatté l’ultimo diaframma di roccia permettendo alle acque di cadere lungo i 960 metri di tubature ancorate sul Monte Rocchetta? Proprio lui, il vate, Gabriele D’Annunzio, il 18 marzo del 1928.

Non dobbiamo mai dimenticare la valenza spirituale e simbolica delle nostre montagne – che infondono animo e ispirano ad imboccare il sentiero più nobile, la ferrata più alta. “Molti metri sopra al mare, molti più sopra l’umano”, scriveva Nietzsche dal rifugio alpino di Sils Maria che ispirò Così parlò Zarathustra; la natura si fa allegoria della condizione umana e, in un gesto di estremo sacrificio si fa prometeica, cioè insegna all’uomo il proprio destino: elevarsi al di sopra di essa stessa. Amor fati. Accettazione incondizionata del fato. Che solo la forza indomita dell’amore, come quella delle acque, può portare a compimento.

“I saw those mortal eyes quickly unfold and shine and then fade and die one after the other three souls unparalleled: the most beautiful and the most ardent and the most wretched who ever appeared in the ultimate descendents of an imperious race. In the places where their desolation, their grace and their pride moved every day, I caught clear and terrible thoughts that the ancient ruins of illustrious cities had never given me”. 

Gabriele D’Annunzio, Le Vergini delle Rocce (1895) 

So Gabriele D’Annunzio abandoned, driven by the postillion supermanism of the Germans, and in particular by the winged words of the great Friedrich Nietzsche, the very figure of an aesthete devoted exclusively to the search of beauty as an end in itself. a path of absolute and timeless magnificence, heroic, violent, epic and disdainful in a total and totalizing gesture. The vision of a world itself able to overcome, with a single powerful leap, the levelling uniformity of the egalitarian thought of modern democracies and the existential resentment of a rising materialist bourgeoisie broke through. Individualism and the sense of one’s individual quality: the only antidotes, along with the physics and metaphysics of love, able to ride the tiger of modernity. 

These were my thoughts when, with my heart in my throat and the taste of blood in my mouth, I arrived at the Chiesetta di Santa Barbara, after three kilometres of desperate steep climbing on the western shore overlooking the aristocratic Riva del Garda. Dedicated in fact to the patron saint of miners, this chapel was built during the construction work for the hydroelectric power station and aqueducts (from around 1925) – which from Lake Ledro were forced to overhang Lake Garda. 

Guess who gave the first lucky strike, the mystic blow of the axe, to free the impetuous waters in their whirling and frantic journey downstream? Who made the mine shine, who broke the last diaphragm of rock allowing the waters to course along the 960 metres of reinforced pipes on Monte Rocchetta? He himself, the seer, Gabriele D’Annunzio, on March 18, 1928. 

We must never forget the spiritual and symbolic value of our mountains –which instil spirit and inspire us to take the noblest path, the highest way. “Many metres above the sea, many more above humanity”, wrote Nietzsche from the alpine refuge of Sils Maria which inspired Thus Spake Zarathustra; nature becomes an allegory for the human condition and, in a gesture of extreme sacrifice becomes Promethean, i.e. teaches humanity its own destiny: to rise above itself. Amor fati. The unconditional acceptance of fate. That only the indomitable force of love, like that of water, can lead to completion.